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Movida ai Navigli: un comitato contro l'isola pedonale permanente

Negozianti uniti in un comitato per dire no all'isola pedonale permanente sui Navigli. Schiamazzi notturni e mancata visibilità causata dai numerosi locali notturni del centro della movida milanese danneggiano già ora i commercianti di quella che fino agli anni'50 era la zona commercialmente più attiva della città

Se una volta i navigli erano le vene d’acqua della città di Milano, un mezzo di trasporto insostituibile per l’economia oggi sono soprattutto sinonimo di problemi che le differenti giunte comunali hanno dovuto affrontare. La questione è facilmente riassumibile: da una parte ci sono i gestori dei locali che rendono la zona una delle preferite dai nottambuli della movida milanese e dall’altra i residenti e i titolari dei caratteristici negozi che sono costretti a fare i conti con i disagi e il degrado dovuti al sovraffollamento notturno.

Innanzitutto il rumore, costante accompagnatore della serata dalle 18 alle 2 di notte, ma anche la mancata visibilità delle vetrine dei piccoli negozietti, letteralmente sovrastati dai tavoli e dalle sedie dei locali che invadono i marciapiedi e la strada, soprattutto quando è attiva la zona pedonale estiva.

Per questi motivi, sia i gestori dei locali che i residenti della zona, sono intervenuti più volte nel dibattito acceso sulla possibilità di creare un’isola pedonale permanente, progetto annunciato qualche tempo fa dal Comune per il prossimo anno. I negozianti, uniti in un comitato, hanno voluto far sentire la propria voce contraria alla proposta perché, secondo loro: “chiudere i navigli al traffico significherebbe solo favorire le attività notturne a scapito di tutte le altre: se i locali dovessero mantenere in maniera permanente gazebo e tavoli sui marciapiedi saremmo costretti a chiudere le saracinesche in breve tempo”.

 Le loro attività rappresentano testimonianze storiche di una città che non c’è più e di una zona che, fino agli anni ’50, quando il porto di Milano si collocava tra i primi 5 in Italia per volume di merci trasportate, era commercialmente la più attiva della città.

 Oggi rimangono solamente pochi negozi che riescono a sopravvivere proprio per la loro unicità: pittori, rigattieri, artigiani e antiquari ma anche altri negozi più recenti che vivono con il turismo e grazie alla loro discrezione hanno ottimi rapporti con i residenti.

Una petizione, firmata da una sessantina di negozianti e accompagnata da una lettera dei firmatari, è stata presentata al vicesindaco De Corato per rispondere al progetto di pedonalizzazione dell’area e per difendere i comuni interessi. I negozianti sono chiari: no a soluzioni non condivise da tutti, si al rispetto reciproco per il bene della zona e delle sue attività.
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