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Navigli, darsena-isola pedonale: tutto in alto mare

Il progetto dell’ex assessore Croci di trasformare tre sponde dei navigli in aree pedonalizzate non aveva incontrato l’approvazione dei residenti e dei Comitati per diversi motivi. Nei consiglio di Zona, 6 e 5, si discute o si prova a farlo su come cambiare il progetto

alzaia-naviglio-paveseIl progetto dell’ex assessore Croci di trasformare tre sponde dei navigli in aree pedonalizzate non aveva incontrato l’approvazione dei residenti e dei Comitati per diversi motivi, tra cui la totale assenza di analisi della situazione di fatto. I problemi generati negli ultimi anni dall’apertura estiva, serale / notturna, delle strade limitrofe ai canali non sono stati risolti, se non in minima parte.

Inquinamento acustico e ambientale, traffico e mobilità, incentivazione dei mezzi pubblici, sicurezza, controllo dell’attività degli esercizi e della loro conformità alle normative vigenti sono tutti problrmi ancora in alto mare.
Nelle dichiarazioni degli amministratori il futuro del quartiere è strettamente legato alla realizzazione dell’Expo. In realtà non è stato mai discusso in modo concreto e partecipato da tutte le realtà coinvolte.

In pratica, cosa si vuol fare dei Navigli? Riportare le attività culturali, artistiche e artigianali, assecondando lo spirito di queste zone e la loro storia, o continuare sulla strada del divertimento: happy hours, birrerie, pizzerie, pub con una frequentazione solo serale e non particolarmente attenta alle qualità e alle bellezze dei luoghi?

La scelta di chi vi abita è nota e chiara da tempo, meno decisa e meno precisa quella delle istituzioni: si vuole arginare
il degrado, sviluppare il turismo delle vie navigabili, sfruttare il paesaggio vincolato, ma nello stesso tempo non si vuole arginare quelle attività economiche, che con ciò non hanno nulla da spartire.

La storia dei barconi “ormeggiati” nel Naviglio Pavese, già raccontata in un precedente articolo, ne è la testimonianza diretta: salvati con un colpo di mano in extremis da una legge regionale, nonostante fossero abusivi secondo la normativa in vigore.

Il Presidente del Consiglio di Zona 6 in queste ultime settimane sta ascoltando le richieste e le proposte delle diverse realtà dell’area: associazioni, commercianti, esercenti pubblici, comitati, esperti, architetti, persone che hanno lavorato sul e nel quartiere. La sua intenzione è di produrre una proposta alternativa che promuova in positivo, sia lo sviluppo culturale, sia un turismo che apprezza le qualità e le ricchezze ambientali, poco sviluppate e poco sostenute in questi ultimi venti anni.

Ci auguriamo che il suo intento abbia un seguito e un apprezzamento anche là dove in genere si decide senza una conoscenza adeguata della realtà su cui si vuole intervenire.

Il tavolo interassessorile, che avrebbe dovuto esprimersi sulla movida milanese, è stato spostato al 15 di febbraio. Non sappiamo quindi quali indirizzi e proposte seguiranno alla discussione. Tutto dovrebbe decidersi nelle prossime settimane, soprattutto per quanto riguarda un accordo sulla possibile apertura dell’isola pedonale estiva, mentre crediamo che la discussione sulla chiusura permanente del quartiere sarà rimandata a dopo le elezioni, che rimangono un forte deterrente per le scelte “difficili”.

E il Consiglio di Zona 5? Tutto tace. Non si sa se è stata presa qualche decisione nel merito della situazione del Naviglio Pavese e ancor meno su quanto potrebbe accadere nei prossimi mesi estivi, eppure il degrado di via Ascanio Sforza è ben conosciuto e documentato.

Altro tema è quello della riqualificazione della superficie del bacino della Darsena. La sospensiva richiesta dalla società costruttrice del parcheggio non è stata accolta dal Tar, in attesa di una sentenza definitiva. Nel frattempo però il Comune non può riappropriarsi dell’area. Si sta cercando di trovare una soluzione al problema per ridare a questo spazio, mortificato dagli interessi economici di alcune imprese, un aspetto dignitoso e per riconsegnarlo ai cittadini di Milano.

L’intervento previsto sarà comunque un maquillage provvisorio in attesa dei tempi spesso lunghi della giustizia amministrativa e dei finanziamenti necessari per una sistemazione che ridia valore ai reperti archeologici presenti e che lo trasformi in un luogo di sosta e di pausa in mezzo alla frenesia delle attività e della vita quotidiana.


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