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Basmetto e CCM: c'è la sentenza, ma le attività proseguono

Il comitato Basmetto continua la contestazione alla CCM, l'azienda che si occupa di manutenzione stradale e le cui attività sono ritenute incompatibili con il carattere residenziale del quartiere dove opera

Circa un mese fa è stato riportato il primo articolo relativo ad uno sciopero degli operai di un’azienda, la CCM, che ha sede in via della Chiesa rossa e che si occupa prevalentemente di lavori di manutenzione stradale.

Cercando di capirne i motivi abbiamo ascoltato le ragioni del Comitato del Basmetto, dove l’azienda opera, che da anni lamenta l’incompatibilità della stessa con la natura residenziale del loro quartiere. Dato che la questione si è dimostrata complicata e che le autorità del territorio non avevano ancora ripreso la regolare attività non siamo riusciti ad andare a fondo e capire bene quello che stava succedendo e che era successo in passato.

Ad un mese di distanza la situazione sembra essere più chiara: tutto inizia nel 2007, quando,  in seguito alle proteste dei residenti, le autorità amministrative e giudiziarie si muovono per verificare la liceità della presenza dell’azienda e in seguito alla sentenza 8117/07 del Tribunale di Milano, il Comune può emanare un’ordinanza che impone la cessazione dell’attività a causa della carenza di titolo amministrativo e violazione del regolamento di igiene.

L’area in questione è registrata come un semplice deposito di automezzi e quindi l’attività non è stata sottoposta a verifiche di “compatibilità ambientale”, le ragioni dei residenti devono essere accolte.

A questo punto l’azienda decide di rivolgersi al TAR, il 18 febbraio 2008 presenta la richiesta di sospensiva dell’ordinanza e un mese dopo la richiesta viene respinta. La CCM ha presentato la DIAP (Dichiarazione di Inizio Attività Produttiva) ma l’ordinanza non è comunque stata revocata.

Nonostante le evidenti mancanze e incompatibilità con una zona residenziale, non risulta che l’azienda abbia mai interrotto la propria attività, almeno fino alla fine di agosto, quando gli autotrasportatori hanno dato il via ad una protesta a causa della probabile chiusura e del conseguente licenziamento

Quest’ultimo episodio è stato il più controverso, inizialmente si pensava che la burocrazia avesse fatto il suo corso e che l’azienda fosse stata fermata per le mancanze già contestate in precedenza, in realtà un controllo dell’ ASL ha rilevato ulteriori  inadempienze  in materia di salute sul luogo di lavoro.

Se l’attività non dovesse, effettivamente cessare, il comitato del quartiere, come ha già annunciato, continuerà la contestazione rivolgendosi soprattutto al Consiglio Comunale e di Zona 5.

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